Leggere Raccontare l’Italia, sottotitolo: I libri di una vita di Sebastiano Vassalli, autore Roberto Cicala, è stata un’emozione profonda. Per tante ragioni. Personali e letterarie.
Sebastiano Vassalli l’ho incontrato a Pisnengo per un’intervista nel 1984, all’inizio della sua vita nova narrativa. Einaudi aveva appena pubblicato La notte della cometa, il romanzo di Dino Campana, il folle di Marradi. Per Vassalli il suo «babbo matto». Ovvero, il suo Virgilio: «Il lungo studio e il grande amore che fece cercare a Dante il volume di Virgilio – disse in quell’occasione Vassalli – nacque dalla stanchezza, dal dispetto per i suoi contemporanei dello stilnovo. In fondo, fatte le debite proporzioni, credo che il processo che mi ha portato dal Gruppo 63 a Campana sia stato lo stesso».
- Per la letteratura italiana La notte della cometa fu un punto di non ritorno: la liquidazione delle avanguardie, già decretata di fatto qualche anno prima da Umberto Eco con Il nome della rosa (1980). Quel decennio si concluse con La chimera, premio Strega 1990 (Eco lo aveva vinto nell’Ottantuno). Fra l’uno e l’altro titolo una ricchezza e varietà di voci ancora oggi fondanti come quelle di (in ordine di apparizione) Tabucchi, Tondelli, De Carlo, Del Giudice, Busi, Lodoli, Veronesi, De Luca.
Dopo la deriva ideologica e politica della letteratura nel periodo precedente, il testacoda Eco-Vassalli marcò, dunque, i primi confini della ripresa narrativa in Italia e cioè: il ritrovato orgoglio e la convinzione di poter (di nuovo) conoscere il mondo (o il carattere nazionale, nel caso di Vassalli) attraverso la fantasia e l’immaginazione di un romanzo anziché le verità (presunte) della Storia, di questa o quella parte (come pensava Manzoni, che Eco cita nell’introduzione de Il nome della rosa con la finzione del manoscritto e Vassalli ne La chimera affronta sul suo terreno, il Seicento, opponendo la strega Antonia alla candida Lucia).
Detto questo, a onore e imperitura gloria di Sebastiano Vassalli («Gongora dice che dell’uomo dopo la morte resta terra, polvere, fumo, ombra, nulla… Io… credo… che di un uomo… qualche volta [resta] anche la sua storia. E non è poco»), il libro di Roberto Cicala nella prima parte di ricostruzione della vita anteriore di Vassalli – per dovizia e precisione di dati, qualità e intensità di emozioni – è la degna altra faccia della medaglia de L’oro del mondo (1987), il romanzo picaresco e di formazione sulla migrazione di massa degli italiani verso l’antifascismo costruito con vari elementi autobiografici, a cominciare dal nome del protagonista, Sebastiano.
Ebbene. Vassalli ha sempre sottolineato l’artigianalità del lavoro del narratore, erede del vecchio cantastorie, primo fra tutti il cieco vate Omero. «Raccontare storie oggi, in un’epoca più documentata, piena di archivi, di giornali, obbliga ad una maggiore precisione ma, a parte questo, il mestiere non è affatto cambiato. Il nostro fondatore, però, raccontava sempre la stessa storia. Andava ai banchetti e gli tiravano il sacco delle frattaglie in faccia. Ora, grazie al cielo, noi non andiamo più ai banchetti, non ci tirano il sacco delle frattaglie in faccia e però dobbiamo raccontare storie sempre diverse.»
Dunque. Ricerca, documentazione, archiviazione. Quindi. Meticolosità. E poi: velocità, costanza, versatilità (Vassalli ha raccontato grandi storie, tantissime ed ambientate in ogni tempo). Di tutto questo sapevamo. Basta scorrere i titoli. Adesso ne sappiamo ancora di più, grazie alla poderosa documentazione del libro di Cicala completo di fogli di lavoro e immagini della casa museo dell’autore. Del libro di Roberto Cicala si può dire quel che Vassalli disse del suo lavoro su Campana: «Non credo che su questo autore ci sia altro da aggiungere».
Aggiungere no, moltiplicare sì. L’unicità di Vassalli è la sua complessità. Irriducibile ad ogni categoria. La sua opera si definisce nell’interazione con il lettore. Romanzi storici? Certo, La chimera, Marco e Mattio… Ma il visionario 3012 o il contemporaneo Archeologia del presente? E la sua produzione saggistica, acuta e controcorrente, in svariati saggi e commenti su giornali? Tanto per dire L’Italiano, con l’Arcitaliano B. in primo piano («Grazie ad una parola che comincia con M., la Madonna?, è riuscito nel Miracolo di intercettare quei capitali che prima fuggivano all’estero attraverso uomini come Sindona, Calvi e Marcinkus. È la nostra esagerazione. Chi lo ama, vorrebbe essere come lui, anzi: vorrebbe essere lui. Chi lo odia, ha molti dei suoi difetti senza avere le sue ville in Sardegna, i suoi capelli trapiantati e il suo potere… lui e loro sono due prodotti diversi e opposti della storia di questo paese e delle sue anomalie»).
Infine la poesia, sua stella polare. Non solo Campana, ma anche Omero, Qohélet, Virgilio, Jaufré Rudel, François Villon, Giacomo Leopardi, Arthur Rimbaud, restituiti in Amore lontano alla materialità di una difficile condizione che ancor di più esalta la scintilla divina della loro parola. Tra sfiziosi guizzi aneddotici e ardite ma rigorose ipotesi critiche, nel suo racconto Vassalli unisce con naturalezza i due estremi della contorta e sofferente miseria e della misteriosa felicità creativa tra i quali ciascuna di quelle vite ha sempre pencolato. Poi ci sono i versi propri della vita prima e le pregevoli mostre di arte performativa con le avanguardie. Potremmo continuare a lungo, ma basta così.
- La qualità del lavoro di Sebastiano Vassalli, la sua limpidezza di scrittura, la sua acutezza e lucidità di sguardo su ogni tempo della Historia sono getti spettacolari di un geyser di cui Roberto Cicala mostra il sotterraneo magma incandescente. Con solidità filologica e discorsività narrativa.
Ognuno a modo suo, ma di trazione anteriore – e cioè confronto/scontro a tutto campo con il proprio tempo – in Italia dopo Pasolini, c’è stato Vassalli. Cronologicamente. Prima uno, poi l’altro. E oggi? Forse Houellebecq, in Francia. Nel 2015, quando è morto, Vassalli era stato candidato per l’Italia al Nobel. L’avrebbe meritato.
Raccontare l’Italia. I libri di una vita di Sebastiano Vassalli
Roberto Cicala, Il Mulino, pagg. 423, € 25



