
Ulisse nell’Iliade è il più fedele alleato dei sacerdoti, strenuo e feroce sostenitore (con Diomede) delle ragioni della guerra. Sprona i soldati, impedisce loro la fuga.Con il compiacimento di Omero, sbeffeggia e picchia Tersite che in assemblea attacca Agamennone. Cauto e riverente, guida l’ambasciata da Achille, argomenta e implora, ma inutilmente. Non è più tempo di valori comuni. Solo la tragica fine di Patroclo cambierà le cose. «La vera differenza fra Ulisse e i sacerdoti e Achille e Ettore consiste nell’atteggiamento che questi personaggi assumono di fronte alla stessa realtà: l’assedio come metafora esistenziale è qualcosa che va oltre la volontà di Ulisse; lo sforzo di Ulisse è quello di convincere gli altri che questo assedio (la vita stessa, quindi) è perfettamente ragionevole».
- La realtà è il brodo di coltura dell’arte. Il suo demone, beffardo e inafferrabile. Ombra e fantasma. Stolto è chi pensa di poterne afferrare la «sostanza» e racchiuderla in una o qualche verità. Uomo di scienza di nuovo sapere non s’acquieta ma per esso, sgomento, della propria ignoranza ancor di più avverte il peso e di altro studio sente il pungolo. «Lo sguardo si spinge in alto e l’universo si dilata, in un gioco feroce.» Così per l’artista, sempre parziale e provvisoria, caduca è l’opera, quindi egli con rinnovata lena dopo ogni lavoro a nuovo lavoro intende in un ciclo perenne di gioie brevi ed effimere e più lunghe e sostanziose, febbrili inquietudini.
«Nell’Ulisse dell’Iliade il poeta ha descritto per la prima volta la figura del creatore intellettuale di certezze. Come Achille è alla soglia della creatività poetica, così Ulisse è all’alba dell’atteggiamento filosofico-sacerdotale.» Sarà poi Platone nella Repubblica a codificare: il filosofo è «pontifex maximus», ha la verità e guida la comunità per salvaguardarne unità e compattezza. Usa l’apparato di funzionari e guerrieri, reprime il dissenso, crea miti. Maschera «la realtà degli eventi, vale a dire la loro incomprensibilità». Le sue parole hanno valore assoluto ed eterno.
L’arte non è «un gradino introduttivo alla conoscenza filosofica, un prima rispetto ad essa… Non è una felice intuizione che la “filosofia” si incarica poi di rendere sistematica, relegando il processo creativo tra le anticaglie del passato e dell’infanzia, teorizzandone la sua morte… l’artista ha già ascoltato la parola della verità che si vuole indiscussa, e non sa che farsene, non può farla sua». L’arte «rifiuta di cristallizzare il mondo, ma sceglie di vivere con esso la sua avventura di metamorfosi». È il granello di sabbia nel meccanismo del consenso in un’imprescindibile, inesausta e vana ricerca di senso. È uno scudo «dove il cosmo si riflette», come in quello forgiato da Vulcano per Achille. Un’arma di difesa, «un ordine episodico da opporre al rovinoso Scamandro… il fiume-dio che mima il caotico appetito di chi vuol tutto inghiottire sotto una superficie che annulla ogni forma individuale».
«Nata per non essere ripresa… l’Iliade dovrà soffrire lo scacco imprevisto di un rovesciamento… le parole di Achille e Priamo sono il suo segreto punto debole.» Prima ancora, però, già Elena aveva detto ad Ettore: «Zeus ci ha dato un destino infelice al fine di fare di noi, più tardi, un argomento di poema per gli uomini che verranno». Il passato e la memoria sono, dunque, il varco attraverso cui si fanno strada il bisogno e la volontà di elaborare un nuovo modello letterario di interpretazione della realtà: «L’Odissea nasce dall’Iliade, come un frutto esplode da un altro frutto».
Il punto dell’Odissea non è cercare una verità da opporre ai sacerdoti che con le loro menzogne giustificano l’insensatezza, nobile ma distruttiva, dell’assedio. Semplicemente, The Times They Are A-Changin’, la vecchia strada è rapidamente invecchiata. Telemaco con in casa i Proci, ingordi e sguaiati, vive il degrado del modello eroico: «Tutto ha il sapore della decadenza… C’è stato un mondo migliore di cui quello presente è come la brutta copia». Di qui la necessità di confrontarsi con il passato che nella reggia di Itaca canta l’aedo Femio. Telemaco è «l’indimenticabile archetipo dell’eroe giovanile». Cercando il padre, cerca se stesso, nel nuovo contesto di una realtà immiserita e umiliata. Quando Elena e Menelao lo riconoscono senza che egli abbia dichiarato il proprio nome, Telemaco capisce di essere pronto alla sfida che gli compete e che non soccomberà come Oreste.
In guerra non ci sono vincitori. Ogni inganno si paga. Anche Ulisse dovrà ritrovarsi confrontando la sua nuova condizione di naufrago allo sbando con la verità menzognera della guerra giusta, combattuta per il miraggio di felicità incarnato da una donna. Dovrà sopprimersi come persona, sparire per provare la sua forza e meritare la fama che gli viene tributata. «Il suo sopravvivere è legato al dubbio metodico sulla propria identità.» Si salverà da Polifemo dichiarandosi Nessuno. Un azzeramento di sé. «Solo chi sopporta il nome di nessuno può diventare qualcosa.» Ulisse ha bisogno di raccontarsi per essere riconosciuto, riconquistare il proprio passato e guadagnare il ritorno. La sua arma è la parola. Il nemico l’oblio. Quando ormai in salvo sulla nave, con la picciola compagnia che gli dice di smetterla e andar via, grida con forza a Polifemo il suo nome, quello è il momento in cui «l’Ulisse dell’Iliade, il distruttore di città, dominato freddamente dall’idea di impedire il ritorno, burocrate dell’assedio, alleato dei sacerdoti… si carica sulle spalle il peso che era stato di Achille e di Ettore».
Le Sirene cercano di sedurre Ulisse con la promessa di cantargli le gesta degli eroi intorno a Troia. È il più subdolo degli inganni, non è la realtà che ci racconta qualcosa, è l’uomo che con le sue storie cerca di dare alla vita un senso che non c’è: «… lo spirito di ricerca e di rappresentazione è un dopo rispetto allo spirito di Verità dogmatica… La vita è pasticciona, sprecona e confusionaria, come l’arte mediocre; ma la vita non è mediocre. È soltanto priva di senso evidente, data la sua sterminata ricchezza e il suo grande numero di errori».
La verità dell’arte è sempre e solo personale. Fittizio è l’ordine di ogni racconto, prerogativa degli umani, come la sofferenza di cui il racconto è figlio: «… non sono un dio, no di certo, e sai perché? Perché ho tanto sofferto». Per tornare a casa, Ulisse si travestirà e tradirà mille volte se stesso. Di nuovo sparirà, come gli suggerisce Agamennone: «… nasconditi, non mostrarti alla luce del sole, quando sbarcherai nella terra dei tuoi padri». Infine, riaffermata la memoria del letto nuziale, riconquistata la fiducia e l’amore di Penelope, sarà pronto per ripartire.
- Che c’entra allora L’assedio e il ritorno di Franco Ferrucci con la mia idea sulla narrativa italiana dell’ultimo ventennio del secolo scorso? Negli anni sessanta e settanta la creatività narrativa in Italia è stata relegata ai margini della produzione e del consumo dall’assalto alla fortezza della felicità con dentro il miraggio abbacinante del sol dell’avvenire. Un assedio. Le Verità inappellabili di sacerdoti della rivoluzione garantivano la compattezza delle truppe. In piazza si gridava Fra cinque dieci anni l’Italia sarà rossa, meglio degli Achei dai forti schinieri nella guerra di Troia. Io facevo i conti con il calendario e invece di leggere i classici della letteratura, mi esaltavo con Il manifesto, Che fare, Stato e rivoluzione, corteggiavo i Grundrisse e Il Capitale, respinto con perdite. Una sera, ero sdraiato a letto, mio padre mi vide con uno di quei libri in mano e sbottò, poi non ne abbiamo più parlato. Ne aveva viste cose, mio padre, dalla guerra vera alla vita dura, era saggio come Nestore e sapeva che dopo l’assedio ci sarebbe stato il ritorno.
Dal Settantotto in poi la lotta non è stata più né di classe né di massa ma torbido appannaggio di spietati e tuttora, in gran parte, oscuri specialisti. Il cavallo di Troia una Renault 4 rossa. Naufrago come tanti, nella narrativa italiana tornata rigogliosa ho trovato la strada del ritorno. Altri della compagnia picciola hanno ceduto alle lusinghe dei Lotofagi e delle Sirene.
parte seconda, fine https://www.ilmondonuovo.club/ulisse-non-e-nessuno/
parte prima, https://www.ilmondonuovo.club/achille-eroe-della-coscienza-infelice/



